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Liceo Scientifico Linguistico Statale  "Paolo Giovio" - Como

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Profilo Paolo Giovio (Luigi Picchi)

PAOLO GIOVIO, UN SIMBOLO DEL RINASCIMENTO

Considerare la figura di Paolo Giovio significa avvicinarsi al Rinascimento attraverso uno dei suoi personaggi più emblematici e completi.
Difatti nell’uomo e nel personaggio Paolo Giovio possiamo ritrovare le caratteristiche salienti di quell’epoca....

 

Il Nostro nasce a Como nell’aprile del 1483 da Luigi Zobio, notaio di famiglia patrizia, e da Elisabetta Benzi, appartenente ad una gens originaria dell’Isola Comacina, economicamente non potente, ma prestigiosa e considerata patrizia.

Il cognome Zobio venne latinizzato in Iovius quando Paolo si trovava a Roma, proprio all’inizio della sua carriera.
Morto il padre, il fratello maggiore Benedetto provvide all’educazione di Paolo, cui seguirono a Milano le lezioni di retorica di Demetrio Calcondila e Giano Parrasio, quindi i corsi universitari a Pavia.

Nel 1506 è a Padova per frequentare le lezioni di filosofia e di medicina. L’anno dopo continua gli studi di medicina a Pavia, dove si è trasferito uno dei suoi maestri, Marcantonio Della Torre.
Documento di questa illustre formazione patavina sono le Noctes, una raccolta di testi pluridisciplinari (filosofia naturale, medicina, metafisica e logica).

Nel 1512, neolaureato, si trasferisce a Roma; qui diventa lettore di filosofia morale presso lo Studio Romano.
Insegnare, però, non gli piace: preferisce dedicarsi alla storiografia. Passato al servizio dei Medici come medico ed umanista (a quel tempo era pontefice Leone X, cioè Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico), Giovio si lega al cugino del Papa, il cardinale Giulio de’ Medici.

Nel cenacolo antimediceo degli Orti Oricellari, nostalgico della repubblica e contrapposto alla Roma medicea, conosce Machiavelli.
Non c’è da stupirsi se Giovio, cortigiano dei Medici, frequenta alcuni dei loro avversari: Paolo era famoso all’epoca per autonomia di giudizio e per schiettezza intellettuale.

Nel 1521 durante la guerra a fianco degli Spagnoli contro i Francesi per il reintegro degli Sforza a Milano, Giovio, al seguito del cardinale Giulio de’ Medici, assiste, impotente, al sacco di Como da parte degli imperiali. Intanto, mentre lavora alle Historiae sullo scenario storico contemporaneo, licenzia monografie di un certo spessore: De romanis piscibus, trattato di ittiologia e il De optima victus ratione, trattato di dietetica.

Il Papa Clemente VII tronca l’alleanza con l’Impero; questo determina quell’evento traumatico che fu il Sacco di Roma (1527) da parte di truppe protestanti.

Il Pontefice ricompensa Giovio per la sua fedeltà, concedendogli il vescovado di Nocera.
E’ il 1528 e Giovio scrive il Dialogus de viris et foeminis aetate nostra florentibus.

Continua ad occuparsi di etnografia e geografia.
Dopo aver dato alle stampe uno studio sulla Russia, la Moschovia (1525), ecco il Commentario delle cose de’ turchi (1532) dove dimostra di conoscere molto bene la politica ottomana.
Quando Paolo III Farnese sale al soglio pontificio, Giovio entra al servizio del nipote Alessandro Farnese.
Ben addentro agli ambienti, sempre aggiornato ed informato, Paolo è il consigliere ideale per chi è nuovo e non sa ancora come orientarsi negli ambienti del potere.
Giovio spera inutilmente in una ripresa della politica filoimperiale grazie all’intervento dei Farnese, i quali, invece, finiscono per appoggiare i Francesi.
L’edificazione del Museo a Como in via Borgovico e l’amicizia più stretta con esponenti della fronda filoimperiale, lo spingono ad allontanarsi dai Farnese, evitando così di partecipare al Concilio di Trento.
Le ragioni della sua assenza sono dovute anche alla sua mentalità aperta, avversa ai dogmatismi che si facevano sempre più strada attraverso gli irrigidimenti del Concilio.
Giovio crede nel dialogo e nel confronto e come lui il suo amico cardinale inglese, Reginald Pole con il movimento dell’evangelismo italiano.
Il Museo di Borgovico è una villa destinata ad ospitare la ricca collezione di ritratti di celebrità, i vip dell’epoca; non solo hortus conclusus oraziano, ma anche magazzino mnemotecnico, collezione di eroi modello, uomini illustri, degni di elogio.
Nascono così gli Elogia (recentemente editi da Einaudi) finalizzati a illustrare, a guisa di brevi biografie, i quadri.
I rapporti con il pontefice, la corte papale e Roma in generale si fanno sempre più difficili, non solo a causa delle delusioni politiche e di carriera (a Giovio è negato il titolo di vescovo di Como), ma soprattutto per il clima sempre meno libero e aperto.

Così nel 1549 Giovio si trasferisce a Firenze.
Qui scrive delle Vitae e finalmente pubblica le Historiae e il Dialogo dell’imprese militari e amorose, un trattato di emblematica, la disciplina che associa epigraficamente un motto di due parole ad una figura araldica o allegorica.

A Firenze si sente più libero: il suo epistolario testimonia contatti con intellettuali “pericolosi”, sospetti al Concilio di Trento.
Nel dicembre del 1552 Giovio si spegne a Firenze, sfuggendo così probabilmente alle persecuzioni che si sarebbero abbattute ben presto sui pensatori eterodossi.

La sua tomba è collocata nel chiostro di San Lorenzo dove lo ricorda una statua di Francesco da Sangallo.
Paolo Giovio era un brillante uomo mondano, oltre che un ottimo e simpatico conversatore.

Amava la buona tavola (De romanis piscibus e il Carmen facetum), le belle donne (Dialogus de viris et foeminis aetate nostra florentibus), la vita tranquilla.
Era insomma il tipico prelato rinascimentale, le cui responsabilità morali, pastorali e religiose erano all’ultimo posto.

Fu anche accusato di essere adulatore e opportunista a fini carrieristici.
Ai suoi tempi era considerato il “padre della storia”, quella contemporanea, attorno cui Giovio ha raccolto numerose informazioni e testimonianze dirette da amici, conoscenti e personalità dell’epoca.
In questo senso il suo epistolario è una miniera di informazioni e di dati sulla vita del tempo, il cantiere di un raffinato “gazzettiere” che utilizza un volgare da conversazione, venato di lombardismi e latinismi.
Merito di Giovio è anche l’aver posto attenzione al mondo orientale, asiatico ed extraeuropeo in genere (De legatione Basilii Magni Principis Moschoviae; Commentario de le cose de’ Turchi).
Eclettico e poligrafo, ha scritto biografie (Elogia virorum litteris illustrium, Vitae, Vite degli artisti), si è occupato di araldica (Dialogo dell’imprese militari e amorose) e di geografia (Descriptio Britanniae, Scotiae, Hyberniae et Orchadum; Descriptio Larii Lacus).
Ma la sua opera principale sono gli Historiarum sui temporis libri (“Libri delle Storie del suo tempo”) pubblicati in Firenze tra il 1550 e il 1552, quarantacinque libri dedicati al cinquantennio che va dalla discesa nel 1494 del re francese Carlo VIII in Italia fino alla pace di Crépy nel 1547 (sono andate perdute, però, alcune sezioni: dal libro V al X e dal XIX al XXIV).

Si tratta di una colorita e pittoresca storiografia a base di guerre, battaglie e personaggi illustri (re, generali, diplomatici), ricca di dettagli e descrizioni. L’opera già allora riscosse un certo successo per la bellezza delle caratterizzazioni e per la visione ampia degli scenari, per la dovizia di informazioni e per l’eleganza dello stile narrativo, sensibile anche a strutture modellate sul parlato con impasti linguistici veramente originali nel tentativo di piacere al grande pubblico, non solo ai letterati.

Per un maggiore approfondimento si ricorda il volumetto miscellaneo realizzato nel 2002 dal nostro Liceo: Paolo Giovio. Guida alla Lettura, NodoLibri con saggi di Emilio Russo, Andrea Luppi, Paolo Ceccoli, Vincenzo Guarracino, Marcello Mochetti, Claudio Fontana e Margherita Giglio.

LUIGI PICCHI

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