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Prove di Lontananza (Picchi vs Quattrone)

ALESSANDRO QUATTRONE, PROVE DI LONTANANZA, Book Editore, Ferrara 2013, pp. 186, € 15,00.

Alessandro Quattrone, professore di Lettere nel nostro Liceo, ha recentemente pubblicato una cospicua raccolta di poesie nella quale approfondisce e sviluppa in un gioco di sapienti variazioni il tema della distanza rispetto al mondo....


Lo spirito non può che essere quello dolente dell’elegia; infatti un senso di tenue malinconia pervade i versi, sempre eleganti e composti:

Vagando per la spiaggia deserta
svanisco ma non gemo,
ascolto il suono estremo della vasta solitudine
che come una marea fa il suo ritorno.
 
Sembra di trovarsi davanti al famoso quadro di Friedrich: Monaco sulla spiaggia.
Il poeta avverte il bisogno di prendere le distanze dalla realtà, non per separarsene sdegnosamente, ma per meglio comprenderla e decifrarla.
La vita stessa è di passaggio rispetto a se stessa, la vita stessa si ignora e non è sempre consapevole di sé stessa.
La musa del poeta, sorta di Euridice riemersa dagli inferi, è senza volto e senza voce: «ma tu ascolti la mia profezia/soltanto perché vana».
L’inanità degli sforzi umani e dei tentativi di contatto è un presupposto in questa avventura lirica: non è una dolorosa scoperta, ma un dato di fatto:
 
Ma non ti voglio attendere o inseguire: 
continuo nel mio fervido chiarore
a spargere colori, primavera
tremenda nel suo accendersi invano.
 
Testimoni di questa segreta desolazione, anche nelle giornate di sole e nel fervore delle stagioni, sono soprattutto le piante e i fiori con i loro nomi precisi, qualche animale o qualche oggetto, punti focali nell’aura nebulosa di questo limbo esistenziale.
Altrettanto precisa è la geografia europea: Reggio Calabria, Como, Monza, Berna, la Provenza, la Normandia, l’Irlanda.La sensazione complessiva è quella di una sorta di diario e di album per raccogliere momenti solo apparentemente idilliaci, ma in realtà svuotati della loro funzione di idillio, per diventare teatro di una solitudine allo stato puro dove solo la poesia può annullare la lontananza per un contatto autentico.Vi propongo la lettura integrale di due liriche dedicate a Como.
 
Ammiriamo il gesto dei palazzi,
ammiriamo il duomo con i suoi portali,
cogliamo il festoso andare delle strade
urbane verso i monti verdeggianti.
Inferi e mostri lasciamoli stare
tra le pagine di libri sonnacchiosi.
Usciti ad osservare , ora godiamo
delle rapide lusinghe architettoniche
che la città ci rivolge al passaggio.
E cosa importa se noi camminiamo
insieme, lieti, solo per comprare
un regalo, un semplice regalo?
Il lago si addormenta volentieri
nei nostri occhi ingenui: dobbiamo
proseguire in fretta, senza cedere
a scrupoli o ricatti metafisici.
 

Qui c’è tutta la spensieratezza di un momento di shopping, attività caratteristica della nostra città, probabilmente nelle vie suggestive del centro storico, visto che si fa riferimento alla presenza dell’architettura artistica al cui cospetto avviene la passeggiata.
Interessante la chiusa che invita orazianamente al carpe diem.

Ti addito il falco che vedi sicuro
far cerchi crudeli nell’aria, 
adocchiare la preda sconvolta
sull’acqua verdastra serale, 
ti addito il falco per non dirti come
nel flutto solenne, calmissimo,
si perda la mia voce illimitata.

  

Qui invece la città sembra sparita; non esiste per sgombrare il campo e lasciare libera la visuale all’evento venatorio del falco in picchiata sulla preda.
E’ un momento di pura e selvaggia natura, la natura primitiva e secolare.
Quel falco non è quello metafisico di Montale, ma è un falco reale, di sempre, predatore per istinto.

Solo che nella chiusa enigmatica della lirica a tuffarsi nell’acqua immota del lago non è il rapace, ma la voce del poeta.

Luigi Picchi

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